La mostra collettiva “Doppio Spazio: Acqua e aria” – evento Saranda – Alabania

Un’ampia collezione di ritratti, paesaggi, vedute urbane, illustrazioni: sono questi gli ingredienti principali della presente mostra collettiva, realizzata con il contributo dell’Ambasciata d’Italia a Tirana e del Comune di Saranda.

L’evento offre la possibilità di approfondire alcune delle tematiche affrontate dai partecipanti, consentendo di intraprendere un proficuo viaggio tra mare a terra con cui nutrire il nostro immaginario artistico. La scansione delle opere degli artisti selezionati propone la loro rilettura in una collocazione temporale diversa rispetto al momento storico in cui sono state realizzate, in un contesto culturale ibrido tra il pubblico albanese, i turisti e le minoranze locali, travalicando le frontiere fisiche e mentali.

“Doppio spazio” fa riferimento a quella dimensione spazio-temporale in cui si realizza uno scambio che permette l’accoglienza e l’apertura verso altri stimoli culturali, la curiosità e il bisogno di conoscenza di nuovi mondi. L’arte è un linguaggio che non abbisogna di interpreti per trasmettere il proprio messaggio. Il lembo di mare che divide l’Italia e l’Albania può essere visto come una sostanza generatrice di legami, invece di una divisione. Spesso questo legame, “legame azzurro” come qualcuno l’ha chiamato, è servito da mezzo di scambio tra le due sponde dell’Adriatico. Attraverso il concetto che sta alla base della mostra il pubblico è invitato a riflettere sull’utilità di questo percorso non soltanto dal punto di vista degli scambi turistici e dei traffici commerciali. L’accento è posto sugli scambi nel campo artistico, come sugli esiti del processo di reciproca contaminazione derivante dall’incontro tra due sistemi culturali. Si prospetta così una dimensione che conduce alla creazione di nuovi spazi di dialogo tra paesi vicini, che da terre di confine diventano luoghi di incontro e di affermazione di identità plurime.

I nuovi sviluppi in Albania portano inevitabilmente il nostro pensiero verso l’Italia. Partendo da una breve analisi delle condizioni storiche che hanno favorito gli scambi culturali tra i due Paesi, la mostra si sofferma su alcuni aspetti esaminando in particolare l’esperienza di una generazione di artisti albanesi del dopoguerra per i quali l’Italia restò un punto di riferimento importante per il loro percorso artistico negli anni del isolamento internazionale.

A questo filone appartiene Dhimiter Theodhori (1946-2013), la cui opera è ritenuta significativa per esplicitare le aspirazioni di quegli artisti albanesi che il regime totalitario non riuscì a piegare del tutto alle sue nefaste logiche politico ideologiche e propagandistiche.

Personaggio poliedrico, la cui ricerca artistica si dispiega in una molteplicità di generi come la pittura e il disegno a matita su carta con cui realizza splendidi lavori quali ritratti e schizzi di personaggi cinematografici, Theodhori può essere ragionevolmente considerato il primo stilista albanese. Non dimentichiamo che nel clima di totale chiusura operata dal regime comunista, l’unico sistema per visionare e riprodurre modelli di vestiti, rimase quello dei costumi creati dall’artista per gli attori del grande schermo. Grazie alla sua genialità, il linguaggio del costume cinematografico sbocciò fino a prosperare oltre ai confini artistici fino ad allora conosciuti. Sebbene i suoi dipinti siano stati concepiti ed eseguiti durante il regime totalitario, essi conservano i tratti di una pittura d’avanguardia, dinamica, libera dal dogmatismo ideologico del periodo nel quale furono realizzati. Vi si trova l’eleganza e l’abile silhouette del fauvista Henri Matisse, il dinamismo e il movimento delle forme nello spazio del futurismo di Umberto Boccioni, la forma delle linee taglienti e la freddezza cubista di Fernand Leger, le composizioni statiche e mistiche dei ritratti dal collo lungo di Amedeo Modigliani come le composizioni tipiche del Realismo socialista di stampo russo con al centro la tematica del lavoro, a lui contemporanee.
Nel contesto in cui furono realizzate, le sue opere presentano inoltre un particolare interesse sotto il profilo antropologico. Attraverso i dipinti, i disegni e i costumi l’artista crea e sviluppa una nuova fenomenologia nelle arti visive albanesi, giungendo ad unire l’arte ideologizzata dell’est con la poetica della libertà artistica, il contenuto folcloristico della cultura autoctona con la prorompente modernità di quella europea.

“La moda è arte, la moda è cinema” e fu la sua arte che egli mise a disposizione del cinema creando uno stile unico, leggero e raffinato. L’Italia, il paese dove l’arte, il cinema, e la moda in quell’epoca fiorivano, rimase un mondo cosi vicino quanto lontano per Theodhori. Messi a confronto con le opere di alcuni artisti a lui contemporanei, si comprende infatti che il Belpaese restava la rappresentante più prossima di quell’Occidente a cui non tanto per formazione quanto per aspirazione e sensibilità sentiva di appartenere.

Le relazioni tra l’Italia e l’Albania poggiano su solidi presupposti storici, culturali ed economici. Oltre a dispiegare i suo potenziale estetico, l’Arte può contribuire a rafforzare tale processo, agendo da potente strumento di sensibilizzazione, in grado di trasformare in ponti di conoscenza e di confronto quello spazio tra terra e mare che divide – o unisce – i due Paesi.

​​Hapësirë e dyfishtë: Ujë dhe ajër / Doppio Spazio: Acqua e aria / ​Double Space: Water and Air

GALERI​A ART​ -​ SARANDA

20 AGOSTO – 2​5​ SETTEMBRE 2017

A​RTISTI

​S​tefano Albanese /
​Amedeo Cattelan​ / ​ ​
M​anuele ​C​erutti​ ​​/ ​Bernard Damiano / ​
​Gaia Fugazza ​/ ​Marco Fantini ​/​ ​Simone Pellegrini ​​/ ​Anna Madia ​/ ​Gino Pezzato​ /​ ​Gian Marco Montesano ​ / ​Giorgio Flis ​/ Gilda Mautone ​/​​ ​Gigi Spec​c​hia ​/ ​Marco Sportiello ​/ ​ ​​Gianluca De Pasquale​ / Dhimiter Theodhori

Con il sostegno di
Ambasciata d’Italia​ a Tirana, Comune di Saranda

Presentazione mostra 4 settembre​, ​
ore 18​, alla presenza di S.E Alberto Cutillo, Ambasciatore d’Italia in Albania​ e del sindaco di Saranda​.​

Recensione libro “Tutto il cielo è splendente”: poesie con testo inglese a fronte

TUTTO IL CIELO È SPLENDENTE

Poesie con testo inglese a fronte

Christina Rossetti, Bastogi, 2016, traduzione di Franca Maria Ferraris, illustrazioni di Maria

Teresa Di Tanna, pagg. 188, euro 12,00

Questa raccolta di poesie riesce a portare la mente del lettore in un mondo astratto, ma contemporaneamente reale. L’autrice Christina Rossetti prende in considerazione diversi argomenti: natura e vita, amore e morte. Ma in particolare mi ha emozionata una sezione denominata “Tra due mondi”, nella quale avviene un dialogo sul quale bisogna riflettere a lungo per comprenderne il significato profondo.

Una caratteristica fondamentale dell’opera é la presenza del testo in lingua originale accanto a quello tradotto. Una raccolta di poesie non è sempre semplice da leggere, ma bisognerebbe trovare un momento da dedicare a questo libro ogni giorno: esso porta a riflessioni e riesce a far “scavare” il lettore nei propri sentimenti.

Lo consiglio vivamente a chiunque desiderasse capire un po’ meglio se stesso attraverso la poesia.

Recensione di Alessandra Alzarello, alunna del Liceo Scientifico “Grassi” di Savona

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar: recensione del film (genere avventura)

È in tutte le sale cinematografiche l’attesissimo film “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”, il quarto della saga del famosissimo pirata interpretato da Johnny Depp.
Il film è scritto da Jeff Nathanson, diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg; le musiche, invece, sono a cura di Geoffrey Paul Zanelli, che ha sostituito Hans Zimmer.
Anche questo, come i precedenti volumi della saga, è caratterizzato da numerose avventure e scene ricchissime di adrenalina, nonché dall’irrefrenabile ed impetuosa ironia del capitano Jack Sparrow.
La trama del film è incentrata sul personaggio del capitano Armando Salazar, pirata morto durante un naufragio nel Triangolo del Diavolo e successivamente tornato sulla Terra nelle vesti di un fantasma che cerca vendetta contro Jack Sparrow, che ritiene responsabile della sua morte. Inizia dunque una lunghissima caccia al pirata interpretato da Johnny Depp, che si ritrova a dover affrontare non solo il nemico assetato di vendetta, ma anche un temibile alleato con il quale Salazar ha stretto un patto: Hector Barbarossa.
Numerosi sono i personaggi che compaiono in questo film, tra cui un’affascinante astronoma le cui idee vengono ampiamente criticate, nonché streghe e personaggi fantastici che arricchiscono la trama grazie ai loro strumenti e poteri magici.

Le differenze del film “La vendetta di Salazar” rispetto agli altri della saga

Nonostante la ricchezza di contenuti e di elementi interessanti, vi è una grave mancanza: i personaggi storici di questa saga, ovvero Elizabeth e Will Turner, appaiono nel film solo nelle vesti di comparse, sgretolando di fatto il trio che meglio ha caratterizzato la trama delle precedenti pellicole; ciò affida l’arduo compito di intrattenere gli spettatori nelle sole mani dello strambo capitano Jack Sparrow, che riesce bene nell’intento ma che non riesce comunque a celare del tutto la quasi totale assenza di personaggi importanti.
Oltretutto, la trama trova una certa affinità con i film precedenti: non vi è un vero e proprio cambio di scena, e non si creano situazioni completamente nuove rispetto al passato, il che induce lo spettatore in una certa monotonia. La poca originalità della trama viene compensata soprattutto grazie all’impetuosa presenza di effetti speciali, che non possono non indurre lo spettatore a esclamare “wow”, e che rendono la visione del film sicuramente gradevole e interessante.
Il ritorno della trama verso una formula vincente, come quella del film “La maledizione della prima Luna” del quale abbiamo una recensione sul portale TV stasera, ha fatto sì che le prime accoglienze del film fossero molto positive. Il film è stato presentato il 28 marzo 2017 al CinemaCon di Las Vegas, a 2 anni dalle riprese che si sono tenute tra febbraio e luglio 2015; il lavoro di post-produzione è risultato molto lungo non solo per via dell’aggiunta di innumerevoli effetti speciali, ma anche per garantire la compatibilità del film con l’innovativo IMAX 3D. Molto probabilmente, verrà girato anche un sesto film appartenente alla saga.

Ormai per la saga dei pirati dei caraibi esiste un pubblico fedele e felice di poter andare al cinema a gustare un nuovo film fresco di cinepresa e sicuramente anche stavolta con questo nuovo episodio della saga siamo certi che si sbancherà il botteghino.  Sparrow e la sua ciurma sono diventati nuovi personaggi amati da adulti e bambini oltre che incredibilmente divertenti: aspettiamo al più presto delle nuove da chi è uscito dalla sala nei commenti!

Pezzi di musica in asta a Roma: fra antiquariato e frammenti di storia

Roma, città famosa per storia, arte e cultura, con il suo continuo viavai di persone è ovviamente un porto di mare per gli appassionati e per i collezionisti di tutto il mondo, che spesso possono trovare tante rarità e pezzi da collezione entro le case d’asta della città, solitamente lussuose e dal nome rinomato.

Un esempio di questo lato affascinante di Roma si potrà avere in data 15 Giugno 2017, dove si potranno reperire pezzi importanti in una delle aste di antiquariato di Roma gestita dalla prestigiosa casa d’aste Minerva auctions.

Abbiamo dato un’occhiata agli oggetti attualmente in corso di attesa per l’asta e abbiamo trovato pezzi importanti anche dal lato musicale, specialmente lirico italiano, con nomi di spicco come quelli di Beniamino Gigli.

Beniamino Gigli (1890 – 1957) è stato un cantante lirico italiano, non spesso si trovano suoi pezzi nelle aste della capitale; Gigli fu il più famoso tenore della sua generazione, arrivando a essere ben noto anche a livello internazionale per la bellezza della sua voce e la solida tecnica vocale. Tale era il talento di Gigli che è stato considerato uno dei migliori tenori della storia della musica.

Grande attenzione meritano anche i pezzi di storia del cinema italiano in vendita durante l’asta come i numerosi articoli su Fellini, Hitchcock, Sophia Loren, Pasolini, foto di attrici del cinema italiano (spesso autografate),

Dal punto di vista storico si riconoscono alcune lettere di Cavour, alcune note direttamente firmate dalla mano di Gabriele D’Annunzio, fotografie firmate sulla Duse, cartoline postali di Prezzolini, ma anche reportage fotografici difficili da trovare ed origiali come quelli sulla guerra Italo-Turca oppure come gli album fotografici sui principi di Savoia. Di grande valore secondo noi è la maschera funeraria di Mazzini, pezzo interessante e molto particolare anche per il grande valore storico e umano del personaggio.

Interessanti poi e dal grande valore sono i pezzi nell’asta riguardanti i libri antichi come ad esempio il codice liturrgico Acqui (San Guido d’Acqui), un breviario pergamenaceo risalente al medioevo, un codice di grande rilievo e testimone della grande tradizione degli scribi, oppure il Jacobus Philippus de Bergamo (pezzo prestigioso del 1497 riguardante la primissima edizione di uno dei libri illustrati più celebri del rinascimento).

Secondo noi visti i tanti nomi e le tante opere d’antiquariato riguardanti il mondo dello spettacolo, del cinema e della musica italiani l’asta potrebbe essere una tappa interessante da fare a Roma se interessati  incuriositi per un qualche pezzo in vendita il 14 Giugno.

Il blues del Boogie-woogie e la musica delle bande di strada negli anni 30′ e 40′

Il Boogie-woogie fu un altro stile mmusicale importante degli anni ’30 e degli anni ’40 e nella storia del blues urbano; mentre lo stile è spesso associato al piano solista, il boogie-woogie è stato utilizzato anche per accompagnare cantanti e, come parte solista, in bande e piccole combinazioni di stili e artisti.
Lo stile di musica blues Boogie-Woogie è caratterizzato da una figura di bassi regolari, un ostinato o un riff e spostamenti di livello nella mano sinistra, elaborando ogni corda e trilli e decorazioni nella mano destra.
Lo stile musicale del Boogie-woogie è stato il pioniere del Chicago-based Jimmy Yancey e del Boogie-Woogie Trio (Albert Ammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis); gli artisti che suonavano il boogie-woogie a Chicago sono stati nomi come Clarence “Pine Top” Smith e Earl Hines, che “hanno collegato i ritmi propulsivi di sinistra dei pianisti di ragtime con figure melodiche simili a quelle della tromba di Armstrong. Lo stile liscio della Louisiana del professor Longhair invece mescola il ritmo classico ed il blues con gli stili blues.

Un altro sviluppo in questo periodo contemporaneo alla musica del blues Boogie-Woogie è stato il blues creato dalle “bande del territorio” che operavano a Kansas City, come l’orchestra di Bennie Moten, Jay McShann e l’Orchestra di Count Basie dove gli artisti si concentrarono attentamente anche sul blues, mettendo su canzoni come “Going to Chicago” e “Sent for You Yesterday”. Una nota canzone derivante da una grande banda blues dello stesso periodo è “In the Mood” di Glenn Miller; negli anni ’40 lo stile blues si sviluppò ancora una volta grazie all’onda del boogie woogie ed è stato fortemente influenzato dalla musica delle bande blues di strada, introducendo l’uso del sassofono o di altri strumenti in ottone come la chitarra nella sezione ritmica creando un suono jazzy, in tempo reale col vocal declamatory. Con il Jump blues di Louis Jordan e di Big Joe Turner, con sede a Kansas City, Missouri, fu possibile influenzare lo sviluppo di stili successivi come il rock and roll ed il ritmo tipico del blues.

La musica classica contemporanea ed i suoi esponenti principali

La musica classica contemporanea: una storia intrigante che inizia dopo la prima guerra mondiale e arriva sino a oggi.

All’inizio del XX secolo i compositori della musica classica sperimentavano una lingua sempre più dissonante, che talvolta produsse pezzi atonici. Dopo la prima guerra mondiale, come contrappunto a ciò che vedevano come i gesti sempre più esagerati e la formlessità del tardo romanticismo, alcuni compositori hanno adottato uno stile neoclassico che ha cercato di riconquistare le forme equilibrate ei processi tematici chiaramente percettibili di stili precedenti (Anche la nuova obiettività e il realismo sociale). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i compositori modernisti cercavano di ottenere maggiori livelli di controllo nel loro processo di composizione (ad esempio, mediante l’uso della tecnica a dodici toni e successivamente del serialismo totale). Contemporaneamente, i compositori sperimentavano anche mezzi di abdicazione del controllo, esplorando indeterminate o processi aleatorici in gradi più piccoli o più grandi. I progressi tecnologici hanno portato alla nascita della musica elettronica e la sperimentazione con i nastri a nastro e le texture ripetitive hanno contribuito all’avvento del minimalismo.
Ancora altri compositori hanno iniziato a esplorare il potenziale teatrale della performance musicale (performance art, mixed media, fluxus).

In una certa misura, le tradizioni europee e statunitensi si sono unite in senso musicale dopo la seconda guerra mondiale. Tra i più influenti compositori europei furono Pierre Boulez, Luigi Nono e Karlheinz Stockhausen. Il primo e l’ultimo erano entrambi allievi di Olivier Messiaen. Una importante filosofia estetica così come un gruppo di tecniche compositive in questo momento era il serialismo (chiamato anche “musica ordinata”, “musica totale” o “ordinamento totale dei toni”), che ha preso come punto di partenza le composizioni di Arnold Schoenberg e Anton Webern (ma si oppone alla musica tradizionale a dodici toni). Alcuni compositori più tradizionalmente stabili come Dmitri Shostakovich e Benjamin Britten hanno mantenuto uno stile musicale tonale di composizione nonostante il movimento prominente del serialismo.

In America i compositori come Milton Babbitt, John Cage, Elliott Carter, Henry Cowell, Philip Glass, Steve Reich, George Rochberg e Roger Sessions hanno formato le proprie idee con grande fervore. Alcuni di questi compositori (Cage, Cowell, Glass, Reich) rappresentavano una nuova metodologia di musica sperimentale che cominciava a mettere in discussione le nozioni fondamentali della musica come la notazione, la performance, la durata e la ripetizione.

The circle (film da vedere nel 2017) – recensione e opinione

Andare al cinema

Considerazioni a margine del film: The circle

Savona. Approfittando della promozione “Cinema2day” che consente di andare al cinema il secondo mercoledì del mese pagando solo 2 euro, ho deciso ieri di trascorrervi la mia serata. Confesso che non sono una grande appassionata di cinema, se si escludono i film storici, e che non
metto piede in una sala da anni. La scelta della pellicola è stata orientata da ciò che era possibile alle ore 20 (due chance) e, quindi, ho privilegiato un soggetto, The circle, che, se non fossi stata spinta dalla casualità, non avrei mai scelto.
L’alto volume delle musiche e del parlato, lo schermo grande a cui non ero più abituata, la grafica colorata e moderna che fa apparire in primo piano i messaggi dei social, mi hanno fatto penetrare nella vicenda. Appassionante.
Il racconto è tratto da un romanzo distopico (contrario di utopia che descrive, cioè, una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista, spesso ambientata in un futuro prossimo, nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici) di Dave Eggers che non avevo mai letto.
Forse, il film non è quello che i critici si aspettavano (ho letto pareri negativi), eppure sollecita fortemente delle riflessioni alle quali, se si è onesti, non si può sfuggire.
La società tecnologica, i social, le telecamere sempre più piccole e quasi invisibili, tolgono la privacy alle persone, le fanno vivere ogni momento su un palco virtuale con milioni di followers (se escludiamo tre minuti per andare in bagno).
Sembra, appunto, uno scenario apocalittico.
Eppure, questo “controllo” porterebbe a eliminare stupri, violenze, terrorismo, pedofilia… Tutti, essendo super osservati, sarebbero fermati prima di delinquere. La protagonista stessa viene salvata, mentre sta per annegare nella baia, da una telecamerina che la riprende.
Oggi, viviamo in un mondo davvero orribile. Escludendo le guerre e le calamità naturali che distruggono l’umanità, avvengono molti altri fatti atroci.
Ad esempio, dal 2006 al 2016, le donne uccise in Italia sono state 1.740, di solito per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Non parliamo, poi, degli attentati terroristici che falciano vittime del tutto innocenti e casuali…
Forse, a qualcuno, giustamente, darebbe fastidio essere “sorvegliato”, ma se ciò potesse servire a salvare altre vite umane, se potesse fermare il dolore delle famiglie di chi viene stuprato, torturato, ucciso, non ne varrebbe la pena?
La protagonista afferma, tra l’altro, che se sappiamo di essere visti ci comportiamo meglio, e questa è una verità innegabile.
Il Profeta Maometto diceva molto tempo fa che una metà della popolazione deve essere soggetta alle leggi per comportarsi rettamente, mentre solo una piccola parte persegue il bene comunque.
Ragionare su questi fatti, che già stanno avvenendo (senza che ne abbiamo il governo), non può farci male.
Fermo restando che, persino nel film, i “padroni” di The Circle, che vantavano tanto l’utilità della trasparenza, mantenevano se stessi e le loro attività nella privacy più stretta!

Renata Rusca Zargar

http://senzafine.zacem-online.org/#home

La Rivoluzione d’Ottobre al cinema con i film di Dziga Vertov (cinema sovietico)

Gli anni che seguono la Rivoluzione d’Ottobre sono caratterizzati da un clima diffuso di sperimentazione. Gli artisti cercano un approccio creativo al nuovo mezzo che sia in sintonia con . le mutate condizioni politiche e sociali. Tra questi, Dziga Vertov teorizza e mette in pratica una ricerca che ha come presupposto il rifiuto del cinema spettacolare di finzione, considerato strumento di potere e di oppressione. La sua macchina da presa è «un occhio più perfetto di quello umano», che esplora la realtà, coglie la vita nella sua immediatezza. Al montaggio spetta il compito fondamentale di strutturare e organizzare il materiale. L’uomo con la macchina da presa è un film manifesto, e un film sul cinema, che descrive la frenetica giornata di un cineoperatore a caccia di immagini. Il film è un susseguirsi di invenzioni visive, e mostra alternativamente sia ciò che la macchina da presa riprende sia l’operatore nel momento in cui sta filmando.

É nella sequenza di apertura di Ottobre che alcuni rivoluzionari si preparano a distruggere la statua di Alessandro III, imperatore di Russia. Un’immagine fortemente simbolica che apre una pellicola il cui intento è di celebrare il decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

Realizzato con grandi mezzi, il film è caratterizzato dalla composizione ricca e meticolosa di ogni singola inquadratura, un ritmo serrato, una fotografia molto contrastata, angolazioni parti-colari di ripresa, i frequenti e intensi primi piani contrapposti alle scene corali.

Fimografia:

  • La settimana cinematografica (Кинонеделя) – diretto con Michail Kol’cov, Nikolaj Tichonov ed Evgenij Šneider (43 edizioni, 19181919)
  • Il piroscafo per la propaganda didattico-letteraria “Stella Rossa” (Literaturno-instruktorskij agitparochod vcik “Krasnaja Zvezda”) (documentario, 1919)
  • L’anniversario della rivoluzione (Годовщина революции) – diretto con Aleksej Savalev (1919)
  • Il cervello della Russia sovietica (Mozg Sovetskoj Rossij) (1919)
  • Il processo Mironov (Process Mironova) (1919)
  • Storia della guerra civile (История гражданской войны) (1922)
  • Kinopravda (Киноправда) (23 edizioni, 19221925)
  • Il 1º maggio a Mosca (Pervoe Maja v Moskve) (1923)
  • Evviva l’aria! (Daeš vozduch!) (documentario, 1923)
  • Calendario cinematografico di stato (Госкинокалендарь) (53 edizioni, 19231924)
  • Il cineocchio (Кино-глаз) (1924)
  • La sesta parte del mondo (Шестая часть мира) (1926)
  • Avanti, Soviet! (Šagaj, sovet!) (1926)
  • L’undicesimo (Одиннадцатый) (1928)
  • L’uomo con la macchina da presa (Человек с киноаппаратом) (1929)
  • Sinfonia del Donbassa/Entusiasmo (Энтузиазм) (1930)
  • Tre canti su Lenin (Три песни о Ленине) (1934)
  • S’erge Ordjonokidze (Памяти Серго Орджоникидзе) (1937)
  • Ninnananna (Колыбельная) (1937)
  • Tre eroine (Три героини) (1938)
  • Le novità del giorno (Новости дня) (1954)

David Wark Griffith e l’esplorazione cinematografica nei suoi film

Il crescente successo di pubblico e lo sviluppo industriale dei cinema vedono i film di stampo documentaristico lasciar sempre più spazio al cinema di finzione, dove sono previste la messa in scena e strutture narrative sempre più articolate… Benché, soprattutto negli Stati Uniti (e quindi a Hollywood, dove si erano stabilite le principali case di produzione), il cinema si espande su basi industriali e su una rigida organizzazione del lavoro, nel primo decennio del secolo incomincia a delinearsi il ruolo centrale del regista come responsabile delle riprese e, più in generale, dell’intera pellicola.

Al regista David Wark Griffith va il merito di aver utilizzato nel loro insieme e in modo sistematico le risorse espressive e spettacolari del linguaggio cinematografico esplora-te da chi lo aveva preceduto. Con Intolerance, kolossal ambientato in quattro diverse epoche storiche, Griffith intende il cinema come grande spettacolo: ingenti mezzi, imponenti scenografie, eventi storici mescolati a vicende individuali. … Griffith grazie al montaggio è in grado di costruire narrazioni complesse e articolate, che si muovono tra spazi e tempi diversi.

Louis e Auguste Lumière e la nascita del cinema: curiosità interessanti

La nascita del cinema non è il frutto di una singola invenzione, ma il risultato di un lungo percorso strettamente legato allo sviluppo tecnico-scientiiîco e ai mutamenti sociali e culturali che caratterizzano il XIX secolo.

Il cinema -come il telefono e l’automobile «è nato alla fine dell’Ottocento: a partire dalla nascita della fotografia si giunge gradualmente all’irwenzione di apparecchi che permettono la ripresa e la proiezione di immagini fotografiche in movimento. Un fenomeno internazionale in cui decine di sperimentatori, tecnici, inventori contribuiscono alla creazione di un mezzo destinato a influire profondamente sulla società, la cultura; l’immaginario e sulle altre arti. La possibiiità di riprodurre la realtà si rivela una meravigliosa invenzione, che desta immediatamente molto interesse, e non» soltanto per le potenzialità di sfruttamento commerciale Il cinema darà origine infatti a una grande industria ma anche al linguaggio artistico e alla forma di spettacolo più significativa del Novecento.

Nel Dicembre del 1895, a Parigi, hanno inizio le proiezioni pubbliche a pagamento di alcuni brevi iîlm dei fratelli Louis e Auguste Lumière: una data simbolica, alla quale si attribuisce convenzionalmente la nascita dello spettacolo cinematograiico. Il programma è costituito da una decina di pellicole della durata di poco più di un minuto. Fatti di attualità, scene famigliari, piccoli sketch comici che ottengono un inaspettato successo. I Lumière avevano brevettato il cme’matogmphe (un dispositivo che sintetizzava molte delle precedenti invenzioni), grazie al quale era possibile riprodurre fedelmente e senza artifici momenti della vita, con una straordinaria impressione di realtà (nonostante l’assenza di suono e di colore). Il pubblico può vedersi riflesso e, allo stesso tempo, percepire una realtà in qualche modo “accentuata”, poiché la scelta della posizione della macchina da presa ne determina una precisa rappresentazione. Celebre è il caso del film L’arrivo di un treno alla stazione: una sola inquadratura fissa in cui, grazie all’angolazione di ripresa, il treno sembra avanzare minacciosamente. La leggenda vuole che alcuni spettatori siano fuggiti dalla sala, temendo che il treno potesse travolgerli.

L’altro padre del cinema è Georges Méliès, uomo di teatro, prestigiatore e illusionista. Il suo approccio al nuovo mezzo è per certi aspetti opposto a quello dei Lumière. I suoi film, tra cui il celebre Viaggio sulla luna, esplorano le possibilità del cinema in termini di invenzione e di creazione di uno spettacolo di iînzione. La macchina da presa non riproduce la realtà, ma un mondo fantastico costruito sapientemente nel teatro di posa… Méliès intuisce che il suo bagaglio di trucchi e di magie può trovare nel cinema nuove possibilità di sviluppo. Questo film si presenta come un racconto per immagini, strutturato per quadri, dove il lavoro di costruzione scenografica è minuzioso, i costumi sono ricchi e bizzarri, come nella scena iniziale in cui gli scienziati si apprestano a osservare la luna coni loro telescopi.

I trucchi di Méliès, come quello dell’arrivo della navicella sulla luna, sono geniali e ironiche invenzioni di grande presa sul pubblico.

I film di Lumière e Méliès hanno, dal punto di vista del linguaggio, caratteristiche comuni: sono realizzati con un’inquadratura fissa e frontale, dove sono presenti tutti i personaggi dell’azione, non ci sono movimenti di macchina, né effetti di montaggio, ma solo (nel caso di Méliès) passaggi da una scena all’altra. A Edwin Stratton Porter, e al suo film “La grande rapina al treno” si attribuisce il merito di aver strutturato in maniera più articolata la narrazione cinematografica. In questo, che è trai primi western della storia del cinema, la macchina segue in parte i movimenti dei personaggi, e si fa un uso del dettaglio e dei piani ravvicinati degli attori. Il fotogramma in cui il bandito spara frontalmente è uno dei primi casi in cui la distanza tra l’attore e la macchina da presa viene drasticamente ridotta: per gli spettatori, abituati a vedere gli attori sullo schermo come li vedevano a teatro, ovvero a iigura intera, questo poteva rappresentare uno shock.