Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar: recensione del film (genere avventura)

È in tutte le sale cinematografiche l’attesissimo film “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”, il quarto della saga del famosissimo pirata interpretato da Johnny Depp.
Il film è scritto da Jeff Nathanson, diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg; le musiche, invece, sono a cura di Geoffrey Paul Zanelli, che ha sostituito Hans Zimmer.
Anche questo, come i precedenti volumi della saga, è caratterizzato da numerose avventure e scene ricchissime di adrenalina, nonché dall’irrefrenabile ed impetuosa ironia del capitano Jack Sparrow.
La trama del film è incentrata sul personaggio del capitano Armando Salazar, pirata morto durante un naufragio nel Triangolo del Diavolo e successivamente tornato sulla Terra nelle vesti di un fantasma che cerca vendetta contro Jack Sparrow, che ritiene responsabile della sua morte. Inizia dunque una lunghissima caccia al pirata interpretato da Johnny Depp, che si ritrova a dover affrontare non solo il nemico assetato di vendetta, ma anche un temibile alleato con il quale Salazar ha stretto un patto: Hector Barbarossa.
Numerosi sono i personaggi che compaiono in questo film, tra cui un’affascinante astronoma le cui idee vengono ampiamente criticate, nonché streghe e personaggi fantastici che arricchiscono la trama grazie ai loro strumenti e poteri magici.

Le differenze del film “La vendetta di Salazar” rispetto agli altri della saga

Nonostante la ricchezza di contenuti e di elementi interessanti, vi è una grave mancanza: i personaggi storici di questa saga, ovvero Elizabeth e Will Turner, appaiono nel film solo nelle vesti di comparse, sgretolando di fatto il trio che meglio ha caratterizzato la trama delle precedenti pellicole; ciò affida l’arduo compito di intrattenere gli spettatori nelle sole mani dello strambo capitano Jack Sparrow, che riesce bene nell’intento ma che non riesce comunque a celare del tutto la quasi totale assenza di personaggi importanti.
Oltretutto, la trama trova una certa affinità con i film precedenti: non vi è un vero e proprio cambio di scena, e non si creano situazioni completamente nuove rispetto al passato, il che induce lo spettatore in una certa monotonia. La poca originalità della trama viene compensata soprattutto grazie all’impetuosa presenza di effetti speciali, che non possono non indurre lo spettatore a esclamare “wow”, e che rendono la visione del film sicuramente gradevole e interessante.
Il ritorno della trama verso una formula vincente, come quella del film “La maledizione della prima Luna” del quale abbiamo una recensione sul portale TV stasera, ha fatto sì che le prime accoglienze del film fossero molto positive. Il film è stato presentato il 28 marzo 2017 al CinemaCon di Las Vegas, a 2 anni dalle riprese che si sono tenute tra febbraio e luglio 2015; il lavoro di post-produzione è risultato molto lungo non solo per via dell’aggiunta di innumerevoli effetti speciali, ma anche per garantire la compatibilità del film con l’innovativo IMAX 3D. Molto probabilmente, verrà girato anche un sesto film appartenente alla saga.

Ormai per la saga dei pirati dei caraibi esiste un pubblico fedele e felice di poter andare al cinema a gustare un nuovo film fresco di cinepresa e sicuramente anche stavolta con questo nuovo episodio della saga siamo certi che si sbancherà il botteghino.  Sparrow e la sua ciurma sono diventati nuovi personaggi amati da adulti e bambini oltre che incredibilmente divertenti: aspettiamo al più presto delle nuove da chi è uscito dalla sala nei commenti!

Pezzi di musica in asta a Roma: fra antiquariato e frammenti di storia

Roma, città famosa per storia, arte e cultura, con il suo continuo viavai di persone è ovviamente un porto di mare per gli appassionati e per i collezionisti di tutto il mondo, che spesso possono trovare tante rarità e pezzi da collezione entro le case d’asta della città, solitamente lussuose e dal nome rinomato.

Un esempio di questo lato affascinante di Roma si potrà avere in data 15 Giugno 2017, dove si potranno reperire pezzi importanti in una delle aste di antiquariato di Roma gestita dalla prestigiosa casa d’aste Minerva auctions.

Abbiamo dato un’occhiata agli oggetti attualmente in corso di attesa per l’asta e abbiamo trovato pezzi importanti anche dal lato musicale, specialmente lirico italiano, con nomi di spicco come quelli di Beniamino Gigli.

Beniamino Gigli (1890 – 1957) è stato un cantante lirico italiano, non spesso si trovano suoi pezzi nelle aste della capitale; Gigli fu il più famoso tenore della sua generazione, arrivando a essere ben noto anche a livello internazionale per la bellezza della sua voce e la solida tecnica vocale. Tale era il talento di Gigli che è stato considerato uno dei migliori tenori della storia della musica.

Grande attenzione meritano anche i pezzi di storia del cinema italiano in vendita durante l’asta come i numerosi articoli su Fellini, Hitchcock, Sophia Loren, Pasolini, foto di attrici del cinema italiano (spesso autografate),

Dal punto di vista storico si riconoscono alcune lettere di Cavour, alcune note direttamente firmate dalla mano di Gabriele D’Annunzio, fotografie firmate sulla Duse, cartoline postali di Prezzolini, ma anche reportage fotografici difficili da trovare ed origiali come quelli sulla guerra Italo-Turca oppure come gli album fotografici sui principi di Savoia. Di grande valore secondo noi è la maschera funeraria di Mazzini, pezzo interessante e molto particolare anche per il grande valore storico e umano del personaggio.

Interessanti poi e dal grande valore sono i pezzi nell’asta riguardanti i libri antichi come ad esempio il codice liturrgico Acqui (San Guido d’Acqui), un breviario pergamenaceo risalente al medioevo, un codice di grande rilievo e testimone della grande tradizione degli scribi, oppure il Jacobus Philippus de Bergamo (pezzo prestigioso del 1497 riguardante la primissima edizione di uno dei libri illustrati più celebri del rinascimento).

Secondo noi visti i tanti nomi e le tante opere d’antiquariato riguardanti il mondo dello spettacolo, del cinema e della musica italiani l’asta potrebbe essere una tappa interessante da fare a Roma se interessati  incuriositi per un qualche pezzo in vendita il 14 Giugno.

Il blues del Boogie-woogie e la musica delle bande di strada negli anni 30′ e 40′

Il Boogie-woogie fu un altro stile mmusicale importante degli anni ’30 e degli anni ’40 e nella storia del blues urbano; mentre lo stile è spesso associato al piano solista, il boogie-woogie è stato utilizzato anche per accompagnare cantanti e, come parte solista, in bande e piccole combinazioni di stili e artisti.
Lo stile di musica blues Boogie-Woogie è caratterizzato da una figura di bassi regolari, un ostinato o un riff e spostamenti di livello nella mano sinistra, elaborando ogni corda e trilli e decorazioni nella mano destra.
Lo stile musicale del Boogie-woogie è stato il pioniere del Chicago-based Jimmy Yancey e del Boogie-Woogie Trio (Albert Ammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis); gli artisti che suonavano il boogie-woogie a Chicago sono stati nomi come Clarence “Pine Top” Smith e Earl Hines, che “hanno collegato i ritmi propulsivi di sinistra dei pianisti di ragtime con figure melodiche simili a quelle della tromba di Armstrong. Lo stile liscio della Louisiana del professor Longhair invece mescola il ritmo classico ed il blues con gli stili blues.

Un altro sviluppo in questo periodo contemporaneo alla musica del blues Boogie-Woogie è stato il blues creato dalle “bande del territorio” che operavano a Kansas City, come l’orchestra di Bennie Moten, Jay McShann e l’Orchestra di Count Basie dove gli artisti si concentrarono attentamente anche sul blues, mettendo su canzoni come “Going to Chicago” e “Sent for You Yesterday”. Una nota canzone derivante da una grande banda blues dello stesso periodo è “In the Mood” di Glenn Miller; negli anni ’40 lo stile blues si sviluppò ancora una volta grazie all’onda del boogie woogie ed è stato fortemente influenzato dalla musica delle bande blues di strada, introducendo l’uso del sassofono o di altri strumenti in ottone come la chitarra nella sezione ritmica creando un suono jazzy, in tempo reale col vocal declamatory. Con il Jump blues di Louis Jordan e di Big Joe Turner, con sede a Kansas City, Missouri, fu possibile influenzare lo sviluppo di stili successivi come il rock and roll ed il ritmo tipico del blues.

La musica classica contemporanea ed i suoi esponenti principali

La musica classica contemporanea: una storia intrigante che inizia dopo la prima guerra mondiale e arriva sino a oggi.

All’inizio del XX secolo i compositori della musica classica sperimentavano una lingua sempre più dissonante, che talvolta produsse pezzi atonici. Dopo la prima guerra mondiale, come contrappunto a ciò che vedevano come i gesti sempre più esagerati e la formlessità del tardo romanticismo, alcuni compositori hanno adottato uno stile neoclassico che ha cercato di riconquistare le forme equilibrate ei processi tematici chiaramente percettibili di stili precedenti (Anche la nuova obiettività e il realismo sociale). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i compositori modernisti cercavano di ottenere maggiori livelli di controllo nel loro processo di composizione (ad esempio, mediante l’uso della tecnica a dodici toni e successivamente del serialismo totale). Contemporaneamente, i compositori sperimentavano anche mezzi di abdicazione del controllo, esplorando indeterminate o processi aleatorici in gradi più piccoli o più grandi. I progressi tecnologici hanno portato alla nascita della musica elettronica e la sperimentazione con i nastri a nastro e le texture ripetitive hanno contribuito all’avvento del minimalismo.
Ancora altri compositori hanno iniziato a esplorare il potenziale teatrale della performance musicale (performance art, mixed media, fluxus).

In una certa misura, le tradizioni europee e statunitensi si sono unite in senso musicale dopo la seconda guerra mondiale. Tra i più influenti compositori europei furono Pierre Boulez, Luigi Nono e Karlheinz Stockhausen. Il primo e l’ultimo erano entrambi allievi di Olivier Messiaen. Una importante filosofia estetica così come un gruppo di tecniche compositive in questo momento era il serialismo (chiamato anche “musica ordinata”, “musica totale” o “ordinamento totale dei toni”), che ha preso come punto di partenza le composizioni di Arnold Schoenberg e Anton Webern (ma si oppone alla musica tradizionale a dodici toni). Alcuni compositori più tradizionalmente stabili come Dmitri Shostakovich e Benjamin Britten hanno mantenuto uno stile musicale tonale di composizione nonostante il movimento prominente del serialismo.

In America i compositori come Milton Babbitt, John Cage, Elliott Carter, Henry Cowell, Philip Glass, Steve Reich, George Rochberg e Roger Sessions hanno formato le proprie idee con grande fervore. Alcuni di questi compositori (Cage, Cowell, Glass, Reich) rappresentavano una nuova metodologia di musica sperimentale che cominciava a mettere in discussione le nozioni fondamentali della musica come la notazione, la performance, la durata e la ripetizione.

The circle (film da vedere nel 2017) – recensione e opinione

Andare al cinema

Considerazioni a margine del film: The circle

Savona. Approfittando della promozione “Cinema2day” che consente di andare al cinema il secondo mercoledì del mese pagando solo 2 euro, ho deciso ieri di trascorrervi la mia serata. Confesso che non sono una grande appassionata di cinema, se si escludono i film storici, e che non
metto piede in una sala da anni. La scelta della pellicola è stata orientata da ciò che era possibile alle ore 20 (due chance) e, quindi, ho privilegiato un soggetto, The circle, che, se non fossi stata spinta dalla casualità, non avrei mai scelto.
L’alto volume delle musiche e del parlato, lo schermo grande a cui non ero più abituata, la grafica colorata e moderna che fa apparire in primo piano i messaggi dei social, mi hanno fatto penetrare nella vicenda. Appassionante.
Il racconto è tratto da un romanzo distopico (contrario di utopia che descrive, cioè, una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista, spesso ambientata in un futuro prossimo, nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici) di Dave Eggers che non avevo mai letto.
Forse, il film non è quello che i critici si aspettavano (ho letto pareri negativi), eppure sollecita fortemente delle riflessioni alle quali, se si è onesti, non si può sfuggire.
La società tecnologica, i social, le telecamere sempre più piccole e quasi invisibili, tolgono la privacy alle persone, le fanno vivere ogni momento su un palco virtuale con milioni di followers (se escludiamo tre minuti per andare in bagno).
Sembra, appunto, uno scenario apocalittico.
Eppure, questo “controllo” porterebbe a eliminare stupri, violenze, terrorismo, pedofilia… Tutti, essendo super osservati, sarebbero fermati prima di delinquere. La protagonista stessa viene salvata, mentre sta per annegare nella baia, da una telecamerina che la riprende.
Oggi, viviamo in un mondo davvero orribile. Escludendo le guerre e le calamità naturali che distruggono l’umanità, avvengono molti altri fatti atroci.
Ad esempio, dal 2006 al 2016, le donne uccise in Italia sono state 1.740, di solito per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Non parliamo, poi, degli attentati terroristici che falciano vittime del tutto innocenti e casuali…
Forse, a qualcuno, giustamente, darebbe fastidio essere “sorvegliato”, ma se ciò potesse servire a salvare altre vite umane, se potesse fermare il dolore delle famiglie di chi viene stuprato, torturato, ucciso, non ne varrebbe la pena?
La protagonista afferma, tra l’altro, che se sappiamo di essere visti ci comportiamo meglio, e questa è una verità innegabile.
Il Profeta Maometto diceva molto tempo fa che una metà della popolazione deve essere soggetta alle leggi per comportarsi rettamente, mentre solo una piccola parte persegue il bene comunque.
Ragionare su questi fatti, che già stanno avvenendo (senza che ne abbiamo il governo), non può farci male.
Fermo restando che, persino nel film, i “padroni” di The Circle, che vantavano tanto l’utilità della trasparenza, mantenevano se stessi e le loro attività nella privacy più stretta!

Renata Rusca Zargar

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