“Rush”: un film da vedere sulla formula uno

L’ultima fatica di Ron Howard, Rush, è si un film di corse automobilistiche, e nello specifico incentrato sulla Formula Uno, ma prima di tutto è un film che basa le sue fondamenta su di una rivalità storica, quasi leggendaria, tra due individui completamente differenti che non mancano però di nutrire un profondo anche se celato rispetto reciproco.

Il film ambientato durante gli anni settanta racconta della grande rivalità sportiva tra i piloti più talentuosi dell’epoca, il britannico James Hunt e l’austriaco Niki Lauda, a partire dalla serie inferiori fino all’apice della Formula Uno. Uno, l’inglese, è un playboy impudente, egocentrico e restio al rispetto delle regole che si gode la vita, le donne e il bere e corre come se non ci fosse un domani, l’altro, l’austriaco, è un personaggio schivo, metodico, taciturno, razionale, non particolarmente popolare o emotivo ma grandissimo intenditore di auto al pari di un elaboratore professionista al punto di venir soprannominato “il computer” a causa della sua incredibile capacità di individuare tutti i difetti, anche i più piccoli, della vettura che guidava e per la meticolosità con cui metteva a punto il proprio mezzo. Famosissima a tal proposito la sua affermazione secondo la quale, a maggior ragione dopo l’incidente che lo lasciò sfigurato, “una vettura si guida soprattutto con il sedere”.

Partendo dai primi screzi nel campionato di Formula 3 del 1970, il film racconta del successivo approdo di Lauda come pilota pagante, a seguito del diniego da parte della famiglia che lo vorrebbe banchiere rifiutandosi di finanziare la sua carriera che lo porterà a chiedere un prestito in banca, nel campionato di Formula Uno per la scuderia BRM dove, affiancato dal pilota svizzero Clay Regazzoni, riuscirà a far apprezzare le sue capacità di individuazione e risoluzione delle problematiche meccaniche a tal punto da approdare nel ’73, proprio assieme a Regazzoni, nella già allora prestigiosa Ferrari. Nello stesso periodo anche Hunt e soci decidono di approdare nella massima categoria e lo fanno con un’auto priva di sponsor, scelta azzardata e che si rivelerà poi fatale portandoli quasi alla bancarotta nel ’75 anno in cui Lauda vince il suo primo mondiale con la Ferrari.

Gli eventi si concentrano poi sul campionato del ’76, Hunt intanto è riuscito a farsi mettere sotto contratto dalla McLaren, che vede ancora protagonista Lauda fino al tragico incindente del difficile tracciato tedesco Nürburgring. Qui le precarie condizioni metereologiche spingono il pilota austriaco ad indire una riunione tra la Commissione e i piloti con lo scopo di saltare la gara, nonostante possedesse lui stesso il primato della stessa, ma incontra l’ostilità di Hunt che lo accusa di saltare la gara solo per accrescere le sue già alte possibilità di vittoria del titolo. L’inglese grazie alla sua popolarità ed influenza riesce a convicere la maggior parte dei piloti a correre permettendo lo svolgimento della gara. Al terzo giro del circuito una della sospensioni posteriori della Ferrari di Lauda cede coinvolgendolo in un clamoroso incidente che metterà in serio pericolo la sua vita e che lo segnerà per sempre a causa delle gravi ustioni riportate.

Rush è diretto in maniera impeccabile, il ritmo sostenuto rende la pellicola particolarmente piacevole, complici anche le profonde somiglianze tra gli attori e i reali protagonisti, ed inoltre il fatto di essere coadiuvato da vere immagini di repertorio tende a rendere il tutto particolarmente realistico ed apprezzabile.

Giovando dello spazio concesso anche alle turbe psicologiche e i problemi familiari dei protagonisti il film riesce nell’impresa di farsi apprezzare anche da un pubblico totalmente avulso dal mondo delle corse, riuscendo nella costruzione di un ponte emotivo tra lo spettatore ed i piloti.